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Nasce a Tivoli (Roma) il 24 Giugno 1943 sul finire del II° conflitto mondiale. La sua esistenza ha un inizio duro e difficile, dovendola trascorrere sotto i ponti diRoma al riparo dalle bombe degli alleati. Nonostante il moderato benessere di cui riesce a godere nei primi anni di vita, diventa presto orfano di padre e raggiunge nel sud d'Italia la famiglia paterna. Alcuni anni più tardi torna a Roma per entrare nel Collegio Salesiano, ma il rigore imposto alla sua condotta dalle regole salesiane lo induce a precoce e sofferta maturazione.
Portato a compimento il ciclo scolastico, inizia a coltivare la musica e nel 1968 anche la pittura, proponendosi la ricerca della più assoluta libertà espressiva con l'attenta elusione di qualsiasi scuola o metodo vadano nell'incognita dell'Arte. Ma l'intento di Bruno non è quello di introdurre gratuito autodidattismo nella prassi artistica, bensì quello di sperimentare tecniche nuove, originali, di cui egli solo sia l'artefice; analizzare, indagare nei complicati processi della più reconditi, quelli ai quali non si perviene con nessuna didattica costituita.
La storia ci indica che i più grandi maestri di tutti i tempi non avrebbero avuto alcuna necessità (se vi fossero state) delle aule scolastiche, pertanto limitandosi a frequentare l'unica forma di insegnamento esistente: la bottega. L'esordio di Bruno in pittura non prescinde comunque dai temi classici, dove riceve numerosi precetti dall'esperienza di pittori più anziani e di forma consolidata: cosi si addentra nello studio del colore e della luce attraverso la pratica di genere,prediletto il paesaggio.
l suo stile però palesa subito l'esistenza nello spirito di una carica emotiva prepotente e difficilmente controllabile, poi il passo è breve, Bruno Antonazzo non esiterà a spingersi, e in tempi brevi sull'approdo del' astrattismo. La "necessita interiore” di Bruno appare chiara: la pressione esercitata sulla sua anima dagli eventi giovanili adesso esige riscatto ed esprime la necessità di rappresentare non ciò che si vede, ma ciò che sente dentro il suo essere e cosi sfida il pubblico che lo segue piacevolmente sorpreso e con una grande interrogazione negli occhi. Un ruolo rilevante in queste vicende interiori è stato svolto dai sentimenti, quasi come legittima contropartita ai pesanti accadimenti della gioventù. Gli anni successivi gli porteranno plausi e consensi, che lo spingono ad intraprendere una doppia attività manageriale, sia nel campo dell'Arte, eterna dea mai dimenticata, sia in quello della moda. Negli anni ' 90 lascia la moda e si dedica interamente alla pittura, dove nel frattempo ha sperimentato un linguaggio coloristico insolito, stupefacente e totalmente distante da qualsiasi convenzione estetica che non sia quella individuata dalla sua percezione in quel preciso momento. Ottiene successo e quindi inizia a gestire un grande numero di mostre in Italia e all'estero, riscuotendo particolari ammirazioni nei paesi tedeschi e negli Stati Uniti. Le sue opere entrano in musei importanti e in dimore rispettabili.
Il pennello continuerà ad agire sotto il tormento che ha accompagnato la sua intera esistenza.”
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